Era proprio come una fenice, risorgeva dalle ceneri risplendendo attornata di luce e fiamme... ed era per questo che mi ispirava così tanta forza, lei lottava per ogni cosa anche se sapeva fosse impossibile.
Pochi giorni dopo Alba uscì dall'ospedale, a sua insaputa mi feci trovare li, non so se era felice di vedermi o se le dessi fastidio ma non disdegnò la mia proposta di andare in quel locale dove cercavano delle cameriere, così ci incamminammo.
Eravamo li, insieme, quasi non ci credevo... mi dava una sensazione di forza, una sensazione nuova ed ero felice all'intraprendente viaggio di una nuova avventura ma arrivate li non era essattamente un immagine rosea e bella come me l'aspettavo.
Sono una stupida sognatrice, me ne rendo conto, piango spesso e mi lamento troppo, mollo facilmente la presa, ma con lei no, con lei era diverso, noi due insieme potevamo farcela.
"Salve, cosa volete? E' ancora chiuso!" - disse una voce burbera di un uomo barbuto e molto alto.
Io intimidita indietreggiai, ma lei con aria sicura si avvicinò e con gran grinta, come sempre, rispose:
"Siamo qui per il posto di lavoro!"
Voce chiara, serena, sicura, calda... lei era tutto ciò che io adoravo; nelle minime cose, nei gesti nel tono di voce, nella camminata e per fino nelle sue frasi concise e così piene d'emozioni nascoste.
"Chi delle due vorrebbe il lavoro?" - rispose freddamente l'uomo.
"Entrambe!" - Alba fece una frase così concisa da farmi venir la pelle d'oca, scandì le lettere una ad una quasi con aria di sfida.
"Mi dispiace, c'è solo un posto, non fatemi perdere tempo devo vedere inanzitutto se siete qualificate, poi sceglierò solo una delle due, non ho bisogno di tutto questo personale, non si trova nemmeno la grana per vivere, figurati se ho soldi da buttare per due puttane!"
"Scusi, cosa ha detto?" - rispose infuriata avvicinandosi.
"Non ho voglia di rogne, venite una ad una a fare una prova e sceglierò quella che più mi piace."
"Io non ho intenzione di lavorare se non viene presa lei!"
"Allora vada, ripeto, a me serve solo una cameriera."
Mi feci coraggio, anche se ero li nascosta intimidita e un pò impaurita mi avvicinai e risposi:
"Nemmeno io accetto il lavoro se non siamo entrambe assunte!"
"Ottimo, andatevene allora!"
"Almeno provi a vedere se siamo in grado di fare ciò che cerca, magari avrà talmente tanto da fare da aver bisogno di due donne, in alternativa le esporrò una denuncia per aver dato a due ragazze innocenti false accuse tali prostitute." - esclamò Alba con tono freddo.
"Va bhe, vieni prima tu piccolina, vediamo che sai fare..." - rispose l'uomo un pò impaurito.
Io mi avvicinai, feci tutto ciò che sapevo fare, pulii ogni cosa ma quel barbuto continuava solo a fissarmi con aria impetuosa, come contrariato.
"Okay, okay... sei capace ma non sei veloce."
Ci rimasi male, ma speravo un pò per Alba, di questi tempi era davvero necessario avere un posto di lavoro.
Da lontano li vedevo parlare, non capivo esattamente cosa stessero dicendo ma c'era qualcosa di strano, io mi fidavo di lei così non chiesi nulla.
"Senta, per lo stipendio lo dimezzo con l'altra ragazza... due al prezzo di una, stessi orari, più clienti: glieli porto io, lavoravo in un locale abbastanza famoso per adulti in zona e dalla sua faccia mi sembra di averla pure vista da quelle parti quindi non si faccia troppi problemi e accetti la mia proposta, in cambio le offro anche qualcosina che quelle sere fredde veniva a cercare nel posto in cui bighellonavo, ma non si azzardi a toccare Dalhia e la tratti bene se no salta tutto e la denuncio."
"Mhh, come potrei rifiutare la richiesta da una sgualdrina così ben postata, d'accordo, stasera ci si vede per la cosina che mi hai promesso e se tutto andrà come ha detto domani mattina inizierete entrambe a lavorare qui."
Cercavo di sentire cosa dicevano ma mi arrivavano solo poche parole, il tono era basso quasi bisbigliato, ero in pensiero per Alba, sentii che si dovevano vedere la sera stessa e avevo intenzione di seguirli, immaginavo che con la semplice cortesia si poteva ottenere tale privilegio, e lei lo sapeva più di me: era abituata così, io volevo solo migliorarla e da quel momento, dal giorno in cui incontrai quei suoi occhi persi e tristi nascosti da un impavido scudo d'acciaio, era l'unico mio scopo, non so perchè volevo farlo ma da artista seguivo sempre il mio istinto.
"Ecco fatto, siamo assunte, domani ci vediamo qui e ci diamo da fare, purtroppo lo stipendio non è il massimo ma proveremo a farcela no?! Daltronde questa grinta l'ho proprio imparata da te...." - mi disse Alba, allontanandosi da quell'uomo.
Si vedeva che nonostante il tono allegro nascondeva una tristezza allucinante, i suoi occhi erano lucidi come se stesse per piangere ma nonostante ciò aveva un sorriso e un energia contagiosa, non volevo vederla così, mi bastava un piccolo cenno di sorriso vero, quella era solo una maschera, io lo vedevo e questo la portava a fingere sempre di più con me, non era una stupida era al corrente delle mie capacità: io la capivo, e lei capiva me.
"Come hai fatto a convincerlo?" - le chiesi, con aria seria, non sorrisi stavolta, volevo vedere se riusciva a guardarmi negli occhi e dirmi la verità.
"Eheh, trucchetti del mestiere... ora ho da fare!" - la sua frase inizò con un estrema allegria illusoria poi si spense in modo gelido.
Avevo paura di chiedere altro così me ne andai, tanto avevo capito, il suo mestiere non era bello, e il suo trucchetto era davvero viscido, non potevo fermarla, dovevo guadagnarmi la sua stima prima di darle consigli, non li avrebbe mai accettati, avrebbe fatto di testa sua e si sarebbe arrabbiata e magari per dispetto si sarebbe rovinata di più.
Ma daltronde lei non poteva accettare di non avere qualcosa, lei era una vincente, ogni
cosa che faceva la faceva per farla e finirla nel modo giusto, come
desiderava lei... i mezzi erano superflui.
Venne presto la sera, il cielo si tinse di nuvole e una fitta nebbia copriva i tetti delle case. Non ero a conoscenza del luogo ma provai ad andar li dove stamani c'eravamo recate insieme, ed eccola.
Il cuore per un attimo smise di battere e mi sentii male, vertigini e mal di testa, sapevo che non dovevo immischiarmi negli affari suoi, ma se tutto ciò stava succedendo era anche un pò colpa mia. Mi ero ripromessa d'osservare solo il tutto per vedere se succedeva qualcosa di troppo esagerato come violenze o altro, non di interagire, anche perchè da sola non avrei migliorato nulla, forse era solo uno stupido egoismo, forse era solo curiosità nonostante ero già sicura di sapere tutto.
Era vestita di rosso, un abito stretto e lucido, con una rosa, una bellissima rosa sul seno, i petali erano cosparsi di glitter e brillava nonostante la fitta nebbia scura.
I capelli erano al vento, legati in un piccolo chignon laterale con qualche ciuffo che le cadeva sul viso, era bellissima, così bella da non poterla descrivere, mi toglieva il fiato, volevo trasmettere quell'immagine perfetta su un foglio di carta ma non era il momento così mi affrettai solamente a stamparla nella mente.
Le gambe lisce e le scarpe scure con un tacco altissimo, un pellicciotto e una piccola borsetta tra le dita appaggiate delicatamente all'avambraccio.
Aspettava, l'arrivo di quell'uomo, e io avevo il cuore in gola forse più di lei.
Eccolo arrivare, sporco e sudato, non valeva nulla in confronto all'immagine angelica di Alba che nonostante ciò che voleva mostrare era buona, e nonostante il rosso e il nero e quel vestito provocante non mi ispirava volgarità solo passione e eleganza, un eleganza artistica e forse un pò erotica.
Lei si avvicinò a lui come per dirgli di seguirla ma lui le diede uno scossone e indicò il pavimento. Io avevo paura.
Lei annuì e perse il fermaglio dai capelli, si piegò verso di lui e la nebbia li coprì.
Forse era un segno, come se il fato volesse non farmi assistere a quella scena così ripudiante.
Quanto si fece meno fitta vidi lui girato di schiene e la piegata per terra, ero schifata, stavo male ma non volevo andarmene, come se io lei fossimo una cosa sola: non potevo abbandonarla.
I pantaloni sporchi di quell'uomo, che dalla mattina seguente avrei dovuto comunque guardare in faccia nonostante sapessi tutto e nonostante l'amarezza che gli riservavo, erano li per terra abbandonati al loro triste destino, proprio come lo era Alba ora: nuda, spogliata di ogni cosa... vuota in un mondo che non le apparteneva.
Vedevo la violenza nei suoi occhi, speravo che un giorno quel porco ripudiante potesse avere ciò che meritava davvero.
Lui alzò il braccio, di fretta, ansimando, con cattiveria, vidi chiaramente la sua mano, grossa, pelosa e estremamente tozza, le afferrò i capelli e alzò anche l'altra mano sbattendola violentemente in mezzo alle sue gambe.
Uno spettacolo troppo raccapricciante per essere raccontato, quella sensazione e quell'immagine non era facile da dimenticare.
Vidi del sangue scorrere sulle sue gambe, così chiare... ma lui non si fermava, le faceva male, era egoista e lei stava soffrendo nonostante tutto rimaneva muta, con lo sguardo perso e fisso nel vuoto.
Quella mano che da pochi minuti si muoveva veloce nelle membra della povera ragazza si staccò, e sporca di rosso vivo, come il suo vestito le passò sotto la schiena, l'afferro sfilandole la spilla a forma di rosa che le dava quell'eleganza sublime, e così lasciandole cadere completamente tutto il vestito.
Mi sentivo così debole, ero li a osservare, senza poter far nulla, mi sentivo triste e impotente.
Entrambi nudi, lei asciutta come un cadevere, lo sguardo lo rispecchiava pure, lui sudato e ancora più sporco di prima.
Prima la vedevo brillare nella notte e nella nebbia, ora era completamente coperta di grigio, l'unica cosa che dava ancora quella scia luminosa erano i suoi occhi, un pò spenti ma con una lacrima.
Era in un angolino appoggiata a un muro e lui li a stringerla forte e quasi a soffocarla , come fa un cacciatore con un preda, e la sbatteva forte contro, da far tremare tutto tenendola ben stretta e ogni tanto passandole un mano sul collo e infine sulla bocca. Pure la terra s'era tinta di rosso, e non era il suo vestito bello ed elegante, nemmeno la sua spilla, ormai erano bagnati solo d'aggressività.
Ancora nebbia che copriva e io ero li ad aspettare con il cuore in gola.
Vestiti ormai solamente di sangue e sporco, mentre lei batteva i denti dal freddo e lui le schiacciava il seno con movimenti circolari si faceva sempre più scuro il cielo, e scese la pioggia.
Ora era libera di piangere senza che nessuno lo potesse notare e quella pioggia così forte e tremenda poteva cancellare solo lo scenario di quella violenza psicologica terribile alla quale avevo assistito.
Si rivestirono in fretta, lui non le parlò neppure, se ne andò e la scossò con una spinta, lei in silenzio si rivestiva, quel vestito ormai era solo colmo di tristezza e tristi memorie non brillava più come una cometa nella notte.
Io tornai a casa, quella notte non riuscii a dormire, e la mattina era troppo vicina, non riuscivo a vedere più la felicità, forse mi ero cacciata in un guaio dove non potevo uscire, ma dovevo far qualcosa per lei e per me stessa, per dimostrare a tutti che ora potevo essere una dea simile a lei: volevo dimostar d'essere forte e riuscir a guardare in faccia tutti nonostante sapessi cose tremende le quali dovevano restar solo nei meandri del tempo passato.