Era proprio come una fenice, risorgeva dalle ceneri risplendendo attornata di luce e fiamme... ed era per questo che mi ispirava così tanta forza, lei lottava per ogni cosa anche se sapeva fosse impossibile.
Pochi giorni dopo Alba uscì dall'ospedale, a sua insaputa mi feci trovare li, non so se era felice di vedermi o se le dessi fastidio ma non disdegnò la mia proposta di andare in quel locale dove cercavano delle cameriere, così ci incamminammo.
Eravamo li, insieme, quasi non ci credevo... mi dava una sensazione di forza, una sensazione nuova ed ero felice all'intraprendente viaggio di una nuova avventura ma arrivate li non era essattamente un immagine rosea e bella come me l'aspettavo.
Sono una stupida sognatrice, me ne rendo conto, piango spesso e mi lamento troppo, mollo facilmente la presa, ma con lei no, con lei era diverso, noi due insieme potevamo farcela.
"Salve, cosa volete? E' ancora chiuso!" - disse una voce burbera di un uomo barbuto e molto alto.
Io intimidita indietreggiai, ma lei con aria sicura si avvicinò e con gran grinta, come sempre, rispose:
"Siamo qui per il posto di lavoro!"
Voce chiara, serena, sicura, calda... lei era tutto ciò che io adoravo; nelle minime cose, nei gesti nel tono di voce, nella camminata e per fino nelle sue frasi concise e così piene d'emozioni nascoste.
"Chi delle due vorrebbe il lavoro?" - rispose freddamente l'uomo.
"Entrambe!" - Alba fece una frase così concisa da farmi venir la pelle d'oca, scandì le lettere una ad una quasi con aria di sfida.
"Mi dispiace, c'è solo un posto, non fatemi perdere tempo devo vedere inanzitutto se siete qualificate, poi sceglierò solo una delle due, non ho bisogno di tutto questo personale, non si trova nemmeno la grana per vivere, figurati se ho soldi da buttare per due puttane!"
"Scusi, cosa ha detto?" - rispose infuriata avvicinandosi.
"Non ho voglia di rogne, venite una ad una a fare una prova e sceglierò quella che più mi piace."
"Io non ho intenzione di lavorare se non viene presa lei!"
"Allora vada, ripeto, a me serve solo una cameriera."
Mi feci coraggio, anche se ero li nascosta intimidita e un pò impaurita mi avvicinai e risposi:
"Nemmeno io accetto il lavoro se non siamo entrambe assunte!"
"Ottimo, andatevene allora!"
"Almeno provi a vedere se siamo in grado di fare ciò che cerca, magari avrà talmente tanto da fare da aver bisogno di due donne, in alternativa le esporrò una denuncia per aver dato a due ragazze innocenti false accuse tali prostitute." - esclamò Alba con tono freddo.
"Va bhe, vieni prima tu piccolina, vediamo che sai fare..." - rispose l'uomo un pò impaurito.
Io mi avvicinai, feci tutto ciò che sapevo fare, pulii ogni cosa ma quel barbuto continuava solo a fissarmi con aria impetuosa, come contrariato.
"Okay, okay... sei capace ma non sei veloce."
Ci rimasi male, ma speravo un pò per Alba, di questi tempi era davvero necessario avere un posto di lavoro.
Da lontano li vedevo parlare, non capivo esattamente cosa stessero dicendo ma c'era qualcosa di strano, io mi fidavo di lei così non chiesi nulla.
"Senta, per lo stipendio lo dimezzo con l'altra ragazza... due al prezzo di una, stessi orari, più clienti: glieli porto io, lavoravo in un locale abbastanza famoso per adulti in zona e dalla sua faccia mi sembra di averla pure vista da quelle parti quindi non si faccia troppi problemi e accetti la mia proposta, in cambio le offro anche qualcosina che quelle sere fredde veniva a cercare nel posto in cui bighellonavo, ma non si azzardi a toccare Dalhia e la tratti bene se no salta tutto e la denuncio."
"Mhh, come potrei rifiutare la richiesta da una sgualdrina così ben postata, d'accordo, stasera ci si vede per la cosina che mi hai promesso e se tutto andrà come ha detto domani mattina inizierete entrambe a lavorare qui."
Cercavo di sentire cosa dicevano ma mi arrivavano solo poche parole, il tono era basso quasi bisbigliato, ero in pensiero per Alba, sentii che si dovevano vedere la sera stessa e avevo intenzione di seguirli, immaginavo che con la semplice cortesia si poteva ottenere tale privilegio, e lei lo sapeva più di me: era abituata così, io volevo solo migliorarla e da quel momento, dal giorno in cui incontrai quei suoi occhi persi e tristi nascosti da un impavido scudo d'acciaio, era l'unico mio scopo, non so perchè volevo farlo ma da artista seguivo sempre il mio istinto.
"Ecco fatto, siamo assunte, domani ci vediamo qui e ci diamo da fare, purtroppo lo stipendio non è il massimo ma proveremo a farcela no?! Daltronde questa grinta l'ho proprio imparata da te...." - mi disse Alba, allontanandosi da quell'uomo.
Si vedeva che nonostante il tono allegro nascondeva una tristezza allucinante, i suoi occhi erano lucidi come se stesse per piangere ma nonostante ciò aveva un sorriso e un energia contagiosa, non volevo vederla così, mi bastava un piccolo cenno di sorriso vero, quella era solo una maschera, io lo vedevo e questo la portava a fingere sempre di più con me, non era una stupida era al corrente delle mie capacità: io la capivo, e lei capiva me.
"Come hai fatto a convincerlo?" - le chiesi, con aria seria, non sorrisi stavolta, volevo vedere se riusciva a guardarmi negli occhi e dirmi la verità.
"Eheh, trucchetti del mestiere... ora ho da fare!" - la sua frase inizò con un estrema allegria illusoria poi si spense in modo gelido.
Avevo paura di chiedere altro così me ne andai, tanto avevo capito, il suo mestiere non era bello, e il suo trucchetto era davvero viscido, non potevo fermarla, dovevo guadagnarmi la sua stima prima di darle consigli, non li avrebbe mai accettati, avrebbe fatto di testa sua e si sarebbe arrabbiata e magari per dispetto si sarebbe rovinata di più.
Ma daltronde lei non poteva accettare di non avere qualcosa, lei era una vincente, ogni
cosa che faceva la faceva per farla e finirla nel modo giusto, come
desiderava lei... i mezzi erano superflui.
Venne presto la sera, il cielo si tinse di nuvole e una fitta nebbia copriva i tetti delle case. Non ero a conoscenza del luogo ma provai ad andar li dove stamani c'eravamo recate insieme, ed eccola.
Il cuore per un attimo smise di battere e mi sentii male, vertigini e mal di testa, sapevo che non dovevo immischiarmi negli affari suoi, ma se tutto ciò stava succedendo era anche un pò colpa mia. Mi ero ripromessa d'osservare solo il tutto per vedere se succedeva qualcosa di troppo esagerato come violenze o altro, non di interagire, anche perchè da sola non avrei migliorato nulla, forse era solo uno stupido egoismo, forse era solo curiosità nonostante ero già sicura di sapere tutto.
Era vestita di rosso, un abito stretto e lucido, con una rosa, una bellissima rosa sul seno, i petali erano cosparsi di glitter e brillava nonostante la fitta nebbia scura.
I capelli erano al vento, legati in un piccolo chignon laterale con qualche ciuffo che le cadeva sul viso, era bellissima, così bella da non poterla descrivere, mi toglieva il fiato, volevo trasmettere quell'immagine perfetta su un foglio di carta ma non era il momento così mi affrettai solamente a stamparla nella mente.
Le gambe lisce e le scarpe scure con un tacco altissimo, un pellicciotto e una piccola borsetta tra le dita appaggiate delicatamente all'avambraccio.
Aspettava, l'arrivo di quell'uomo, e io avevo il cuore in gola forse più di lei.
Eccolo arrivare, sporco e sudato, non valeva nulla in confronto all'immagine angelica di Alba che nonostante ciò che voleva mostrare era buona, e nonostante il rosso e il nero e quel vestito provocante non mi ispirava volgarità solo passione e eleganza, un eleganza artistica e forse un pò erotica.
Lei si avvicinò a lui come per dirgli di seguirla ma lui le diede uno scossone e indicò il pavimento. Io avevo paura.
Lei annuì e perse il fermaglio dai capelli, si piegò verso di lui e la nebbia li coprì.
Forse era un segno, come se il fato volesse non farmi assistere a quella scena così ripudiante.
Quanto si fece meno fitta vidi lui girato di schiene e la piegata per terra, ero schifata, stavo male ma non volevo andarmene, come se io lei fossimo una cosa sola: non potevo abbandonarla.
I pantaloni sporchi di quell'uomo, che dalla mattina seguente avrei dovuto comunque guardare in faccia nonostante sapessi tutto e nonostante l'amarezza che gli riservavo, erano li per terra abbandonati al loro triste destino, proprio come lo era Alba ora: nuda, spogliata di ogni cosa... vuota in un mondo che non le apparteneva.
Vedevo la violenza nei suoi occhi, speravo che un giorno quel porco ripudiante potesse avere ciò che meritava davvero.
Lui alzò il braccio, di fretta, ansimando, con cattiveria, vidi chiaramente la sua mano, grossa, pelosa e estremamente tozza, le afferrò i capelli e alzò anche l'altra mano sbattendola violentemente in mezzo alle sue gambe.
Uno spettacolo troppo raccapricciante per essere raccontato, quella sensazione e quell'immagine non era facile da dimenticare.
Vidi del sangue scorrere sulle sue gambe, così chiare... ma lui non si fermava, le faceva male, era egoista e lei stava soffrendo nonostante tutto rimaneva muta, con lo sguardo perso e fisso nel vuoto.
Quella mano che da pochi minuti si muoveva veloce nelle membra della povera ragazza si staccò, e sporca di rosso vivo, come il suo vestito le passò sotto la schiena, l'afferro sfilandole la spilla a forma di rosa che le dava quell'eleganza sublime, e così lasciandole cadere completamente tutto il vestito.
Mi sentivo così debole, ero li a osservare, senza poter far nulla, mi sentivo triste e impotente.
Entrambi nudi, lei asciutta come un cadevere, lo sguardo lo rispecchiava pure, lui sudato e ancora più sporco di prima.
Prima la vedevo brillare nella notte e nella nebbia, ora era completamente coperta di grigio, l'unica cosa che dava ancora quella scia luminosa erano i suoi occhi, un pò spenti ma con una lacrima.
Era in un angolino appoggiata a un muro e lui li a stringerla forte e quasi a soffocarla , come fa un cacciatore con un preda, e la sbatteva forte contro, da far tremare tutto tenendola ben stretta e ogni tanto passandole un mano sul collo e infine sulla bocca. Pure la terra s'era tinta di rosso, e non era il suo vestito bello ed elegante, nemmeno la sua spilla, ormai erano bagnati solo d'aggressività.
Ancora nebbia che copriva e io ero li ad aspettare con il cuore in gola.
Vestiti ormai solamente di sangue e sporco, mentre lei batteva i denti dal freddo e lui le schiacciava il seno con movimenti circolari si faceva sempre più scuro il cielo, e scese la pioggia.
Ora era libera di piangere senza che nessuno lo potesse notare e quella pioggia così forte e tremenda poteva cancellare solo lo scenario di quella violenza psicologica terribile alla quale avevo assistito.
Si rivestirono in fretta, lui non le parlò neppure, se ne andò e la scossò con una spinta, lei in silenzio si rivestiva, quel vestito ormai era solo colmo di tristezza e tristi memorie non brillava più come una cometa nella notte.
Io tornai a casa, quella notte non riuscii a dormire, e la mattina era troppo vicina, non riuscivo a vedere più la felicità, forse mi ero cacciata in un guaio dove non potevo uscire, ma dovevo far qualcosa per lei e per me stessa, per dimostrare a tutti che ora potevo essere una dea simile a lei: volevo dimostar d'essere forte e riuscir a guardare in faccia tutti nonostante sapessi cose tremende le quali dovevano restar solo nei meandri del tempo passato.
Tell, what the time know to breathless heaven...
Capitolo 4
Mi batteva forte il cuore, ancora... mi mancava. Pensavo solo a quel suo aspetto impavido e a quella suo voce rude, insinuosa... temevo di non rivederla più e in fondo al cuore questa cosa un pò mi faceva male, come se la conoscessi da una vita... ma forse era solo dovuto al fatto che mi ricordava un pò mia madre.
Mi svegliai tardi, così tardi che il giornale era terminato, e io avevo la strana abitudine di leggere l'oroscopo, non solo il mio ma tutti, mi piaceva anche se non so perchè lo facevo, non ci credevo seriamente ma amavo fantasticare.
Scesi al bar, era tardi e presi un caffè, non avevo voglia di sprecare una così bella giornata soleggiata, mi sedetti in una panchina e lo sorseggiai.
Seduti vicino a me vi erano degli anziani che blateravano di quanto il mondo prendesse una piega subdola e superficiale. Io avevo un difetto tremendo: la curiosità.
"Hai sentito di quella ragazza che l'altra sera è stata picchiata e hanno trovato il suo corpo tumefatto vicino alla riva del mare?!"
"Si, si diceva fosse una prostituta."
"Allora le sta bene, queste giovani..."
Io le interruppi.
"Sapete come si chiamava?"
"No, signorina, per caso la conosceva?"
"Ho un presentimento negativo, forse mi sbaglio..."
"Era bionda e alta, o almeno ho sentito così, credo il suo nome iniziasse con la "A"."
"Oddio è lei, sapete dirmi altro?"
"Ho sentito che è stata ricoverata nell'ospedale della città, prova a chiedere la, magari sanno qualcosa in più."
"La ringrazio, mi scusi." e corsi li, immediatamente, come se non ci fosse altro in quel momento nella mia testa se non lei.
"Anche lei sarà una prostituta?"
"Non lo so, aveva un aspetto così innocente, magari è solo un amica o la sorella; per essere strana però lo era davvero parecchio..." - sentivo in lontananza.
Arrivai all'ospedale, chiesi di una ragazza di nome "Alba", raccontai ciò che sapevo e mi dissero che era lei, mi venne un magone, mi diedero il numero della stanza, mi dissero che nessuno si era mai interessato a venirla a trovare e mi riempirono di domande, mi chiesero se fossi una parente poichè molte volte era stata ricoverata per vari generi di violenze, eppure mai nessuno era venuta a chiedere di lei, ma per fortuna poco dopo mi lasciarono andare.
Nessuno era li con lei, eppure sembra che questa non la preoccupava, era sola e ferita ma aveva così tanta forza. A lei non interessava cosa dicevano o pensavano gli altri, lei faceva solo ciò che voleva, era così istintiva, come un animale alla ricerca di una preda, lei era perfetta.
Aveva un viso triste e debole ma lo cammuffava bene, io leggevo i sentimenti in maniera così lucida che la spaventavo. Mi avvicinai. Mi guardò, ma non disse nulla. Si capiva che era felice di aver visite, ma non poteva mostrarlo e non voleva.
"Chi sei? Hai sbagliato stanza...?" Mi chiese, quasi per non illudersi, lo sapeva benissimo e io lo capivo, voleva solo sentirsi dire da qualcuno che era li per lei.
"Sono la ragazza di ieri, ho sentito che ti era successo qualcosa e sono venuta a sapere se stavi bene o se ti serviva una mano." - risposi.
"Non ho bisogno di nessuno, vattene. Sto benissimo, cose da tutti i giorni, fra un pò mi riprenderò e andrò a fare quello che non ho finito ieri."
"Sono stati loro vero? Li ho sentiti!!!"
"Non sono affari che ti riguardano e non ti immischiare in cose più grandi di te!"
"Puoi denunciarli!"
"HO DETTO SMETTILA!"- Mi urlò contro, mi sentii malissimo, mi scese una lacrima.
Me ne stavo per andare quando una voce bassa mi disse...
"Aspetta..." - mi girai.
"Non volevo alzare la voce, non prendertela, sono cresciuta in un ambiente dove a nessuno importa degli altri, non sono abituata a questo genere di cose, non volevo essere sgarbata!"
Mi si illuminarono gli occhi come due fari nella notte, e smisi subito di piangere. Era troppo orgogliosa per ammettere che le aveva fatto piacere la mia visita ma io lo capivo, lo capivo bene e questo mi rallegrava un pò.
"Se vuoi posso aiutarti ad avere un nuovo lavoro, così la fai pagare a quelli che ti hanno ridotta così!"
"Non è importante ma se vuoi darmi una mano... per qualche giorno io dovrò restare qua, purtroppo mi hanno fatto il culo!"
Mi misi subito a cercare sui giornali e a chiedere a tutti, mi presi delle gran rispostacce, e occhiate negative, quanta bigotteria... ma io volevo solo farle un piacere, voelvo aiutarla così non mi persi d'animo e continuai a cercare un nuovo lavoro per lei.
Ore dopo tornai da lei... e senza dire nulla, ne salutare le urlai con gioia...
"Ho trovato un posto da cameriera!"
"E io ti sembro una puffetta con lo spolverino?"
Rispose sgarbatamente, dopo la fatica che avevo fatto, ci rimasi molto male.
"Se tu non lo vuoi, lo accetto io, il mio aiuto non ti serve allora, non so dove girano le persone come te...!"
"Ecco vai a piangere dalla mamma...!"
"Non ce l'ho una madre!!!!"
E calò il silenzio, forse si era accorta di aver fatto il passo troppo lungo della gamba ma io ero troppo attratta da lei, era una dea per me non me ne sarei andata dalla sua vita per così poco.
"Scusa, hai ragione, ho sempre fatto la donnaccia nella vita ma questo non vuol dire che da oggi non potrò iniziare una nuova vita, daltronde mi ispiri fiducia, accetterò questo lavoro solo se lo farai con me, da quando ti conosco mi hai scombussolato la vita a tal punto da farla diventare quasi positiva, in fin dei conti il tuo essere così stramba mi da allegria..."
Quelle parole mi riempirono il cuore di gioia, era una strada di montagna la mia, piena di buche e di vette eppure era perfetta così... il mio cuore si fermava di colpo e ripartiva all'impazzata.
Era come se ci completassimo, ognuno aveva la sua parte in ogni cosa, eravamo il perfetto apposto io traevo in lei la forza e lei l'umiltà.
Mi svegliai tardi, così tardi che il giornale era terminato, e io avevo la strana abitudine di leggere l'oroscopo, non solo il mio ma tutti, mi piaceva anche se non so perchè lo facevo, non ci credevo seriamente ma amavo fantasticare.
Scesi al bar, era tardi e presi un caffè, non avevo voglia di sprecare una così bella giornata soleggiata, mi sedetti in una panchina e lo sorseggiai.
Seduti vicino a me vi erano degli anziani che blateravano di quanto il mondo prendesse una piega subdola e superficiale. Io avevo un difetto tremendo: la curiosità.
"Hai sentito di quella ragazza che l'altra sera è stata picchiata e hanno trovato il suo corpo tumefatto vicino alla riva del mare?!"
"Si, si diceva fosse una prostituta."
"Allora le sta bene, queste giovani..."
Io le interruppi.
"Sapete come si chiamava?"
"No, signorina, per caso la conosceva?"
"Ho un presentimento negativo, forse mi sbaglio..."
"Era bionda e alta, o almeno ho sentito così, credo il suo nome iniziasse con la "A"."
"Oddio è lei, sapete dirmi altro?"
"Ho sentito che è stata ricoverata nell'ospedale della città, prova a chiedere la, magari sanno qualcosa in più."
"La ringrazio, mi scusi." e corsi li, immediatamente, come se non ci fosse altro in quel momento nella mia testa se non lei.
"Anche lei sarà una prostituta?"
"Non lo so, aveva un aspetto così innocente, magari è solo un amica o la sorella; per essere strana però lo era davvero parecchio..." - sentivo in lontananza.
Arrivai all'ospedale, chiesi di una ragazza di nome "Alba", raccontai ciò che sapevo e mi dissero che era lei, mi venne un magone, mi diedero il numero della stanza, mi dissero che nessuno si era mai interessato a venirla a trovare e mi riempirono di domande, mi chiesero se fossi una parente poichè molte volte era stata ricoverata per vari generi di violenze, eppure mai nessuno era venuta a chiedere di lei, ma per fortuna poco dopo mi lasciarono andare.
Nessuno era li con lei, eppure sembra che questa non la preoccupava, era sola e ferita ma aveva così tanta forza. A lei non interessava cosa dicevano o pensavano gli altri, lei faceva solo ciò che voleva, era così istintiva, come un animale alla ricerca di una preda, lei era perfetta.
Aveva un viso triste e debole ma lo cammuffava bene, io leggevo i sentimenti in maniera così lucida che la spaventavo. Mi avvicinai. Mi guardò, ma non disse nulla. Si capiva che era felice di aver visite, ma non poteva mostrarlo e non voleva.
"Chi sei? Hai sbagliato stanza...?" Mi chiese, quasi per non illudersi, lo sapeva benissimo e io lo capivo, voleva solo sentirsi dire da qualcuno che era li per lei.
"Sono la ragazza di ieri, ho sentito che ti era successo qualcosa e sono venuta a sapere se stavi bene o se ti serviva una mano." - risposi.
"Non ho bisogno di nessuno, vattene. Sto benissimo, cose da tutti i giorni, fra un pò mi riprenderò e andrò a fare quello che non ho finito ieri."
"Sono stati loro vero? Li ho sentiti!!!"
"Non sono affari che ti riguardano e non ti immischiare in cose più grandi di te!"
"Puoi denunciarli!"
"HO DETTO SMETTILA!"- Mi urlò contro, mi sentii malissimo, mi scese una lacrima.
Me ne stavo per andare quando una voce bassa mi disse...
"Aspetta..." - mi girai.
"Non volevo alzare la voce, non prendertela, sono cresciuta in un ambiente dove a nessuno importa degli altri, non sono abituata a questo genere di cose, non volevo essere sgarbata!"
Mi si illuminarono gli occhi come due fari nella notte, e smisi subito di piangere. Era troppo orgogliosa per ammettere che le aveva fatto piacere la mia visita ma io lo capivo, lo capivo bene e questo mi rallegrava un pò.
"Se vuoi posso aiutarti ad avere un nuovo lavoro, così la fai pagare a quelli che ti hanno ridotta così!"
"Non è importante ma se vuoi darmi una mano... per qualche giorno io dovrò restare qua, purtroppo mi hanno fatto il culo!"
Mi misi subito a cercare sui giornali e a chiedere a tutti, mi presi delle gran rispostacce, e occhiate negative, quanta bigotteria... ma io volevo solo farle un piacere, voelvo aiutarla così non mi persi d'animo e continuai a cercare un nuovo lavoro per lei.
Ore dopo tornai da lei... e senza dire nulla, ne salutare le urlai con gioia...
"Ho trovato un posto da cameriera!"
"E io ti sembro una puffetta con lo spolverino?"
Rispose sgarbatamente, dopo la fatica che avevo fatto, ci rimasi molto male.
"Se tu non lo vuoi, lo accetto io, il mio aiuto non ti serve allora, non so dove girano le persone come te...!"
"Ecco vai a piangere dalla mamma...!"
"Non ce l'ho una madre!!!!"
E calò il silenzio, forse si era accorta di aver fatto il passo troppo lungo della gamba ma io ero troppo attratta da lei, era una dea per me non me ne sarei andata dalla sua vita per così poco.
"Scusa, hai ragione, ho sempre fatto la donnaccia nella vita ma questo non vuol dire che da oggi non potrò iniziare una nuova vita, daltronde mi ispiri fiducia, accetterò questo lavoro solo se lo farai con me, da quando ti conosco mi hai scombussolato la vita a tal punto da farla diventare quasi positiva, in fin dei conti il tuo essere così stramba mi da allegria..."
Quelle parole mi riempirono il cuore di gioia, era una strada di montagna la mia, piena di buche e di vette eppure era perfetta così... il mio cuore si fermava di colpo e ripartiva all'impazzata.
Era come se ci completassimo, ognuno aveva la sua parte in ogni cosa, eravamo il perfetto apposto io traevo in lei la forza e lei l'umiltà.
Capitolo 3
Era una mattina con poco sole, mi ero appena trasferita in questa città e avevo un pò paura, non ero una persona forte ma volevo provare a esserlo. Mi alzai dal letto con una sensazione maliziosa e speranzosa, finalmente speravo in qualcosa di buono.
Ero una persona così malinconica e particolare che quando nacqui mia madre mi diede il nome Dahlia, come quel fiore così scuro, misterioso e incerto. La Dalia, un fiore con tante storie, con tante emozioni e tanti stati d'animo, tendenzialmente triste ma speciale, elegante, dolce, sensibile, piccolo e raffinato, intoccabile, fragile, debole proprio come me. Ormai lei da anni non c'è più, e crescere da sola non è stato facile, mi ero trasferita in quel luogo proprio per lasciarmi il passato alle spalle ma non è mai stato troppo facile, per una persona come me, una giovane ragazza con la testa fra le nuvole e i ricordi ormai passati.
Nell'aria c'era una sensazione diversa, mai provata, e io lo sapevo bene, avevo sempre avuto quell'intuito prespicace di catturare l'emozioni in anteprima, sicuramente era un dono di mia madre, una donna così elegante e così misteriosa, così forte da crescere una bambina piccola da sola, ma ormai la mia vita era solo basata su me stessa, ogni cosa dovevo raggiungerla da sola, abbracciando i miei sogni e le mie potenzialità. In famiglia siamo sempre stati cagionevoli e la mia vecchia casa sapeva di vecchio e di malattia, la mia prima settimana in questa nuova casa, da sola, mi donava tristezza ma anche molta curiosità.
Mi affacciai alla finestra e come tutte le mattine mi preparai un caffè, ero abituata fin da piccola a berlo e ormai era una tradizione. Mi sedetti guardando il cielo, spostando un pò le tende con il viso sudato e sorseggiai tutto, fino alla fine. Lavai la tazza, e mi vestii di fretta come se avessi qualcosa di importante da fare, un vago entusiasmo stava salendo dentro di me.
Scesi in città a fare una passeggiata, pian piano diretta verso il centro. Passavo attraverso le abitazioni per fare prima e i passanti mi osservavano colpiti, con un aspetto come il mio non potevo di certo passare in osservato. A quei tempi ero piccola, leggermente bassa e magrolina, molto incavata con le ossa un pò sporgenti, viso dolce e tondo quasi da bambolina, capelli colorati di tonalità rosa pastello, occhi viola. Essendo nata da madre albina avevo ereditato un colorito chiaro e dei capelli fin troppo grigi per sfoggiarli naturali, e ogni ciclo lunare raccoglievo delle Dahlie che coltivavo di nascosto nella mia piccola terrazza le sminuzzavo e aggiungevo acqua bollente, proprio come mi aveva insegnato mia madre per nascondere i "capelli inappropriati e poco eleganti", così li definiva. Quel miscuglio profumato e d'un rosa acceso donava ai miei capelli un colore ingenuo e fanciullesco, che dava energia a quella mia vita un pò triste e grigia.
Dopo una camminata non troppo lunga ma un pò faticosa tra colline, odore d'acqua salina e mercati con urla sfarzose, ero finalmente giunta al centro della città dove da poco avevo scoperto un enorme negozio pieno di dolci e caramelle. Sembrava un paese delle meraviglie, pieno di colori. Aveva orari assurdi, era aperto quasi 24 ore su 24, e vi era sempre tanata gente, li dentro sembrava di immergersi in un altro mondo, tutti sorridevano e gioivano. Non era in attività da tanto, pochi giorni prima del mio trasferimento eppure già tutti in città erano a conoscenza di quel posto.
Mi sedetti li difronte, e fissavo estasiata ogni persona, entrare e uscire. Con un foglio e una penna ritraevo le emozioni, io amavo dipingere e l'arte era il mio secondo nome. Purtroppo non avevo quasi mai una giusta ispirazione per far bene ciò che amavo, ma quel posto mi dava quell'erngia per sperimentare e esercitarmi su nuovi disegni.
Ero così presa da ciò che realizzavo che non mi accorsi che ben presto il sole stava già tramontando, avevo un pò fame ed ero un pò stanca, così entrai nel negozio per acquistare una fetta di torta con un aria soddisfatta e beata.
"Sono stufa di tutte queste smancerie, non sopporto i sorrisini delle persone ignare, dovremmo cambiare attività di copertura, non ce la faccio più..." - si sentiva urlare da dietro il bancone, oltre la porta.
"Il capo vuole che le cose vadano così, sei solo una sua stupida puttana non puoi comandare..."
"Intanto la puttana qui in questione vi fa fare i soldi, e senza di me sareste dei luridi rifiuti della società."
"Zitta bimbetta, o saremo costretti a cacciarti!"
"Cacciatemi, anzi me ne vado! Non ho di certo bisogno dei vostri clienti per farmi valere, sono una ragazza con le palle, affascinante e di certo non avrei problemi a farmi assumere in qualche altro locale."
"Si calmi, e ne parli con il capo!"
"No!" - la discussione si faceva sempre più alta, e dalla porta uscì una ragazza, infuriata.
Camminava di fretta, sbattendo i piedi, con la schiena un pò incurvata, era alta e bella, la vidi per un attimo come se fosse un angelo, così bella, così forte, così perfetta da non sembrare vera. Aveva dei capelli schiariti, di un colore simile a quello di un diamante che rifletteva la luce del sole. Lineamenti dolci, ma sinuosi e aspri come un limone. Mi fissò con aria scocciata, e in quel momento il mio cuore batteva fortissimo, non so se dalla paura, dall'emozione o dall'attrazzione profonda che costei mi ispirava... in quel momento però mi accorsi che la volevo come musa.
"Questo posto fa schifo, vattene, i gestori sono solo degli imbroglioni, qua si vedono le tette non le caramelle!!!" - mi urlò contro la ragazza.
Io non sapevo cosa dire, ero immobilizzata completamente.
"Allora? Cosa fai ancora qui...? Va bhe io me ne vado..."
Uscii, mi si chiuse completamente lo stomaco e la fissavo andarsene con aria cupa, poi mi avvicinai come in trans e le dissi sussurrando piano con voce dolce e bassa:
"I tuoi occhi sono tristi, perchè continui a scappare?!"
Lei mi fissò.
"Ma che vuoi te, torna a mangiare dolcetti!"-
Poi mi ripresi, era come se quelle parole non le avessi dette io, era come se qualcuno mi avesse detto di dire tali cose...
"Scusa! Non volevo offendere, sei davvero una bella ragazza, potrei sapere cosa è successo? Sai io... mi sono appena trasferita, mi piacerebbe fare amicizia, in quel luogo mi recavo spesso poichè mi metteva davvero tanta gioia ma... è tutto finto vero?"
"Certo! Io sono una spogliarellista di quel locale, hanno un altro locale al piano di sotto, le caramelle sono solo una copertura, non ti sei accorta che gli orari sono un pò bizzarri per un normale negozio di dolciumi?! Comunque ero... sono stufa di farmi usare da quei maschilisti, a me neanche interessano gli uomini, stupidi ed egoisti!!!"
"Non immaginavo tutto questo, comunque io sono Dahlia, piacere!"
"Alba... ora devo andare, non campo d'aria e i soldi mi servono... ho appena perso il lavoro devo affrettarmi a cercarne uno nuovo se voglio restar in vita in questo mondo così ripudiante!"
e se ne andò, senza nemmeno salutare, senza nemmeno voltarsi, aumentando il passo lasciandomi indietro, ma lei aveva toccato qualcosa dentro di me, come se mi avesse incantata, non so perchè ma la stimavo e volevo ritrovarla.
Ero una persona così malinconica e particolare che quando nacqui mia madre mi diede il nome Dahlia, come quel fiore così scuro, misterioso e incerto. La Dalia, un fiore con tante storie, con tante emozioni e tanti stati d'animo, tendenzialmente triste ma speciale, elegante, dolce, sensibile, piccolo e raffinato, intoccabile, fragile, debole proprio come me. Ormai lei da anni non c'è più, e crescere da sola non è stato facile, mi ero trasferita in quel luogo proprio per lasciarmi il passato alle spalle ma non è mai stato troppo facile, per una persona come me, una giovane ragazza con la testa fra le nuvole e i ricordi ormai passati.
Nell'aria c'era una sensazione diversa, mai provata, e io lo sapevo bene, avevo sempre avuto quell'intuito prespicace di catturare l'emozioni in anteprima, sicuramente era un dono di mia madre, una donna così elegante e così misteriosa, così forte da crescere una bambina piccola da sola, ma ormai la mia vita era solo basata su me stessa, ogni cosa dovevo raggiungerla da sola, abbracciando i miei sogni e le mie potenzialità. In famiglia siamo sempre stati cagionevoli e la mia vecchia casa sapeva di vecchio e di malattia, la mia prima settimana in questa nuova casa, da sola, mi donava tristezza ma anche molta curiosità.
Mi affacciai alla finestra e come tutte le mattine mi preparai un caffè, ero abituata fin da piccola a berlo e ormai era una tradizione. Mi sedetti guardando il cielo, spostando un pò le tende con il viso sudato e sorseggiai tutto, fino alla fine. Lavai la tazza, e mi vestii di fretta come se avessi qualcosa di importante da fare, un vago entusiasmo stava salendo dentro di me.
Scesi in città a fare una passeggiata, pian piano diretta verso il centro. Passavo attraverso le abitazioni per fare prima e i passanti mi osservavano colpiti, con un aspetto come il mio non potevo di certo passare in osservato. A quei tempi ero piccola, leggermente bassa e magrolina, molto incavata con le ossa un pò sporgenti, viso dolce e tondo quasi da bambolina, capelli colorati di tonalità rosa pastello, occhi viola. Essendo nata da madre albina avevo ereditato un colorito chiaro e dei capelli fin troppo grigi per sfoggiarli naturali, e ogni ciclo lunare raccoglievo delle Dahlie che coltivavo di nascosto nella mia piccola terrazza le sminuzzavo e aggiungevo acqua bollente, proprio come mi aveva insegnato mia madre per nascondere i "capelli inappropriati e poco eleganti", così li definiva. Quel miscuglio profumato e d'un rosa acceso donava ai miei capelli un colore ingenuo e fanciullesco, che dava energia a quella mia vita un pò triste e grigia.
Dopo una camminata non troppo lunga ma un pò faticosa tra colline, odore d'acqua salina e mercati con urla sfarzose, ero finalmente giunta al centro della città dove da poco avevo scoperto un enorme negozio pieno di dolci e caramelle. Sembrava un paese delle meraviglie, pieno di colori. Aveva orari assurdi, era aperto quasi 24 ore su 24, e vi era sempre tanata gente, li dentro sembrava di immergersi in un altro mondo, tutti sorridevano e gioivano. Non era in attività da tanto, pochi giorni prima del mio trasferimento eppure già tutti in città erano a conoscenza di quel posto.
Mi sedetti li difronte, e fissavo estasiata ogni persona, entrare e uscire. Con un foglio e una penna ritraevo le emozioni, io amavo dipingere e l'arte era il mio secondo nome. Purtroppo non avevo quasi mai una giusta ispirazione per far bene ciò che amavo, ma quel posto mi dava quell'erngia per sperimentare e esercitarmi su nuovi disegni.
Ero così presa da ciò che realizzavo che non mi accorsi che ben presto il sole stava già tramontando, avevo un pò fame ed ero un pò stanca, così entrai nel negozio per acquistare una fetta di torta con un aria soddisfatta e beata.
"Sono stufa di tutte queste smancerie, non sopporto i sorrisini delle persone ignare, dovremmo cambiare attività di copertura, non ce la faccio più..." - si sentiva urlare da dietro il bancone, oltre la porta.
"Il capo vuole che le cose vadano così, sei solo una sua stupida puttana non puoi comandare..."
"Intanto la puttana qui in questione vi fa fare i soldi, e senza di me sareste dei luridi rifiuti della società."
"Zitta bimbetta, o saremo costretti a cacciarti!"
"Cacciatemi, anzi me ne vado! Non ho di certo bisogno dei vostri clienti per farmi valere, sono una ragazza con le palle, affascinante e di certo non avrei problemi a farmi assumere in qualche altro locale."
"Si calmi, e ne parli con il capo!"
"No!" - la discussione si faceva sempre più alta, e dalla porta uscì una ragazza, infuriata.
Camminava di fretta, sbattendo i piedi, con la schiena un pò incurvata, era alta e bella, la vidi per un attimo come se fosse un angelo, così bella, così forte, così perfetta da non sembrare vera. Aveva dei capelli schiariti, di un colore simile a quello di un diamante che rifletteva la luce del sole. Lineamenti dolci, ma sinuosi e aspri come un limone. Mi fissò con aria scocciata, e in quel momento il mio cuore batteva fortissimo, non so se dalla paura, dall'emozione o dall'attrazzione profonda che costei mi ispirava... in quel momento però mi accorsi che la volevo come musa.
"Questo posto fa schifo, vattene, i gestori sono solo degli imbroglioni, qua si vedono le tette non le caramelle!!!" - mi urlò contro la ragazza.
Io non sapevo cosa dire, ero immobilizzata completamente.
"Allora? Cosa fai ancora qui...? Va bhe io me ne vado..."
Uscii, mi si chiuse completamente lo stomaco e la fissavo andarsene con aria cupa, poi mi avvicinai come in trans e le dissi sussurrando piano con voce dolce e bassa:
"I tuoi occhi sono tristi, perchè continui a scappare?!"
Lei mi fissò.
"Ma che vuoi te, torna a mangiare dolcetti!"-
Poi mi ripresi, era come se quelle parole non le avessi dette io, era come se qualcuno mi avesse detto di dire tali cose...
"Scusa! Non volevo offendere, sei davvero una bella ragazza, potrei sapere cosa è successo? Sai io... mi sono appena trasferita, mi piacerebbe fare amicizia, in quel luogo mi recavo spesso poichè mi metteva davvero tanta gioia ma... è tutto finto vero?"
"Certo! Io sono una spogliarellista di quel locale, hanno un altro locale al piano di sotto, le caramelle sono solo una copertura, non ti sei accorta che gli orari sono un pò bizzarri per un normale negozio di dolciumi?! Comunque ero... sono stufa di farmi usare da quei maschilisti, a me neanche interessano gli uomini, stupidi ed egoisti!!!"
"Non immaginavo tutto questo, comunque io sono Dahlia, piacere!"
"Alba... ora devo andare, non campo d'aria e i soldi mi servono... ho appena perso il lavoro devo affrettarmi a cercarne uno nuovo se voglio restar in vita in questo mondo così ripudiante!"
e se ne andò, senza nemmeno salutare, senza nemmeno voltarsi, aumentando il passo lasciandomi indietro, ma lei aveva toccato qualcosa dentro di me, come se mi avesse incantata, non so perchè ma la stimavo e volevo ritrovarla.
Capitolo 2
"Io non ho paura di vivere, ma nemmeno di morire..." continuavo a ripetermi nella testa. "Io voglio vivere ma non come se fossi morta" ... e poi mi accasciavo.
Lei mi faceva girare la testa, veramente... non capivo mai cosa aveva in mente eppure quando la guardavo negli occhi vedevo un sorriso così limpido e triste, come quello di un bambino che non può festeggiare il natale con doni e caramelle. Lei sembrava così pura, come un lago ghiacciato d'inverno, anzi lei era il ghiaccio, così sottile, così bello, all'apparenza così robusto, forte, impetuoso e maestoso ma nel momento in cui qualcosa si posasse troppo forte su di lei, finiva in frantumi e appariva così fragile, debole e sensibile... Spinto da una brezza così forte da non farla nemmeno avvicinare a se: era impossibile da scuotere.
Aveva uno sguardo sicuro e determinato, lo tengo ancora impresso nella testa e alcune volte lo temo: ho paura di vederlo qui difronte a me che mi sgrida per i miei sbagli, che si arrabbia con me per le bugie, ma credo ora sia troppo tardi.
Era gelida e soffocante, come se volesse dire tutto ma non diceva nulla. Faceva intendere ma non spiegava, e io ancora avevo troppe domande da porle, ma va bene così, mi accontento con il mio pensiero, forse corrotto, perchè ho fatto ciò che volevo e non vedrò più il suo triste sguardo cupo, ma il suo dolce sorriso di quando la mattina mi guardava con una tazza di the in mano e i capelli color grano che si illuminavano col sole.
Ormai non temevo più le sue mani affusolate e curate, quelle sue unghie perfettamente dipinte e quei suoi portamenti spacconi. Temo solo di rivederla, temo di mostrarle la verità, così sono fuggità, non ne avere male Alba. Non importa se fingevi un interesse verso di me, io udivo amore.
Lei mi faceva girare la testa, veramente... non capivo mai cosa aveva in mente eppure quando la guardavo negli occhi vedevo un sorriso così limpido e triste, come quello di un bambino che non può festeggiare il natale con doni e caramelle. Lei sembrava così pura, come un lago ghiacciato d'inverno, anzi lei era il ghiaccio, così sottile, così bello, all'apparenza così robusto, forte, impetuoso e maestoso ma nel momento in cui qualcosa si posasse troppo forte su di lei, finiva in frantumi e appariva così fragile, debole e sensibile... Spinto da una brezza così forte da non farla nemmeno avvicinare a se: era impossibile da scuotere.
Aveva uno sguardo sicuro e determinato, lo tengo ancora impresso nella testa e alcune volte lo temo: ho paura di vederlo qui difronte a me che mi sgrida per i miei sbagli, che si arrabbia con me per le bugie, ma credo ora sia troppo tardi.
Era gelida e soffocante, come se volesse dire tutto ma non diceva nulla. Faceva intendere ma non spiegava, e io ancora avevo troppe domande da porle, ma va bene così, mi accontento con il mio pensiero, forse corrotto, perchè ho fatto ciò che volevo e non vedrò più il suo triste sguardo cupo, ma il suo dolce sorriso di quando la mattina mi guardava con una tazza di the in mano e i capelli color grano che si illuminavano col sole.
Ormai non temevo più le sue mani affusolate e curate, quelle sue unghie perfettamente dipinte e quei suoi portamenti spacconi. Temo solo di rivederla, temo di mostrarle la verità, così sono fuggità, non ne avere male Alba. Non importa se fingevi un interesse verso di me, io udivo amore.
Capitolo 1
Era tutto buio, vi era solo una piccola candela a illuminare la stanza. Le finestre erano sterrate e rovinate, i letti erano ben fatti, le pareti alte e robuste e risuonava nell'aria un silenzio agghiacciante.
Mi fissavo la mano, la arrotolavo un pò su se stessa come per farla riprendere da un torpore durato troppo tempo e pian piano imitavo lo stesso gesto coi piedi e con l'altra mano. Un colpo di tosse irruppe nel silenzio, e poi un altro, e un altro ancora.
"Tutto bene signorina?" - entrò una donna all'improvviso vestita con un camice blu.
"Si, ho solo un po' freddo." - risposi.
Ora ero di nuovo sola. Mi alzai, piano, come se non volessi farmi sentire, mi avvicinai alla balconata di fronte, chiusa: quasi sigillata. Ero scalza e confusa, cercai di aprire quelle porte ma prima mi caddè l'occhio su uno specchio, era rotto e vecchio, tutto impolverato, rifletteva a male a pena qualcosa e tutto era sempre più vago. Cambiai direzione, mi abbassai per guardare il mio riflesso come se fossi incuriosita… "Quindi è ciò che sono diventata…?" - sussurravo a bassa voce. Mi scese una lacrime e cambiai direzione. "Non merito di volare…" continuavo a sussurrare camminando lenta verso l'unico letto sfatto. "Questo è il mio posto, non posso più far nulla." Mi sdraiai di nuovo sul letto, come rassegnata. I miei capelli erano radi e la mia faccia scavata, le mie mani fredde ma sudate e il mio sguardo tremendamente malinconico. "Forse volevo solo scappare, o forse non abbandonare quel triste profumo, o dimostrare a tutti che ero forte…ma ora, non posso più fare nulla." - Feci un respiro e mi addormentai con l'inconsapevolezza di un risveglio.
Mi fissavo la mano, la arrotolavo un pò su se stessa come per farla riprendere da un torpore durato troppo tempo e pian piano imitavo lo stesso gesto coi piedi e con l'altra mano. Un colpo di tosse irruppe nel silenzio, e poi un altro, e un altro ancora.
"Tutto bene signorina?" - entrò una donna all'improvviso vestita con un camice blu.
"Si, ho solo un po' freddo." - risposi.
Ora ero di nuovo sola. Mi alzai, piano, come se non volessi farmi sentire, mi avvicinai alla balconata di fronte, chiusa: quasi sigillata. Ero scalza e confusa, cercai di aprire quelle porte ma prima mi caddè l'occhio su uno specchio, era rotto e vecchio, tutto impolverato, rifletteva a male a pena qualcosa e tutto era sempre più vago. Cambiai direzione, mi abbassai per guardare il mio riflesso come se fossi incuriosita… "Quindi è ciò che sono diventata…?" - sussurravo a bassa voce. Mi scese una lacrime e cambiai direzione. "Non merito di volare…" continuavo a sussurrare camminando lenta verso l'unico letto sfatto. "Questo è il mio posto, non posso più far nulla." Mi sdraiai di nuovo sul letto, come rassegnata. I miei capelli erano radi e la mia faccia scavata, le mie mani fredde ma sudate e il mio sguardo tremendamente malinconico. "Forse volevo solo scappare, o forse non abbandonare quel triste profumo, o dimostrare a tutti che ero forte…ma ora, non posso più fare nulla." - Feci un respiro e mi addormentai con l'inconsapevolezza di un risveglio.
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