Era una mattina con poco sole, mi ero appena trasferita in questa città e avevo un pò paura, non ero una persona forte ma volevo provare a esserlo. Mi alzai dal letto con una sensazione maliziosa e speranzosa, finalmente speravo in qualcosa di buono.
Ero una persona così malinconica e particolare che quando nacqui mia madre mi diede il nome Dahlia, come quel fiore così scuro, misterioso e incerto. La Dalia, un fiore con tante storie, con tante emozioni e tanti stati d'animo, tendenzialmente triste ma speciale, elegante, dolce, sensibile, piccolo e raffinato, intoccabile, fragile, debole proprio come me. Ormai lei da anni non c'è più, e crescere da sola non è stato facile, mi ero trasferita in quel luogo proprio per lasciarmi il passato alle spalle ma non è mai stato troppo facile, per una persona come me, una giovane ragazza con la testa fra le nuvole e i ricordi ormai passati.
Nell'aria c'era una sensazione diversa, mai provata, e io lo sapevo bene, avevo sempre avuto quell'intuito prespicace di catturare l'emozioni in anteprima, sicuramente era un dono di mia madre, una donna così elegante e così misteriosa, così forte da crescere una bambina piccola da sola, ma ormai la mia vita era solo basata su me stessa, ogni cosa dovevo raggiungerla da sola, abbracciando i miei sogni e le mie potenzialità. In famiglia siamo sempre stati cagionevoli e la mia vecchia casa sapeva di vecchio e di malattia, la mia prima settimana in questa nuova casa, da sola, mi donava tristezza ma anche molta curiosità.
Mi affacciai alla finestra e come tutte le mattine mi preparai un caffè, ero abituata fin da piccola a berlo e ormai era una tradizione. Mi sedetti guardando il cielo, spostando un pò le tende con il viso sudato e sorseggiai tutto, fino alla fine. Lavai la tazza, e mi vestii di fretta come se avessi qualcosa di importante da fare, un vago entusiasmo stava salendo dentro di me.
Scesi in città a fare una passeggiata, pian piano diretta verso il centro. Passavo attraverso le abitazioni per fare prima e i passanti mi osservavano colpiti, con un aspetto come il mio non potevo di certo passare in osservato. A quei tempi ero piccola, leggermente bassa e magrolina, molto incavata con le ossa un pò sporgenti, viso dolce e tondo quasi da bambolina, capelli colorati di tonalità rosa pastello, occhi viola. Essendo nata da madre albina avevo ereditato un colorito chiaro e dei capelli fin troppo grigi per sfoggiarli naturali, e ogni ciclo lunare raccoglievo delle Dahlie che coltivavo di nascosto nella mia piccola terrazza le sminuzzavo e aggiungevo acqua bollente, proprio come mi aveva insegnato mia madre per nascondere i "capelli inappropriati e poco eleganti", così li definiva. Quel miscuglio profumato e d'un rosa acceso donava ai miei capelli un colore ingenuo e fanciullesco, che dava energia a quella mia vita un pò triste e grigia.
Dopo una camminata non troppo lunga ma un pò faticosa tra colline, odore d'acqua salina e mercati con urla sfarzose, ero finalmente giunta al centro della città dove da poco avevo scoperto un enorme negozio pieno di dolci e caramelle. Sembrava un paese delle meraviglie, pieno di colori. Aveva orari assurdi, era aperto quasi 24 ore su 24, e vi era sempre tanata gente, li dentro sembrava di immergersi in un altro mondo, tutti sorridevano e gioivano. Non era in attività da tanto, pochi giorni prima del mio trasferimento eppure già tutti in città erano a conoscenza di quel posto.
Mi sedetti li difronte, e fissavo estasiata ogni persona, entrare e uscire. Con un foglio e una penna ritraevo le emozioni, io amavo dipingere e l'arte era il mio secondo nome. Purtroppo non avevo quasi mai una giusta ispirazione per far bene ciò che amavo, ma quel posto mi dava quell'erngia per sperimentare e esercitarmi su nuovi disegni.
Ero così presa da ciò che realizzavo che non mi accorsi che ben presto il sole stava già tramontando, avevo un pò fame ed ero un pò stanca, così entrai nel negozio per acquistare una fetta di torta con un aria soddisfatta e beata.
"Sono stufa di tutte queste smancerie, non sopporto i sorrisini delle persone ignare, dovremmo cambiare attività di copertura, non ce la faccio più..." - si sentiva urlare da dietro il bancone, oltre la porta.
"Il capo vuole che le cose vadano così, sei solo una sua stupida puttana non puoi comandare..."
"Intanto la puttana qui in questione vi fa fare i soldi, e senza di me sareste dei luridi rifiuti della società."
"Zitta bimbetta, o saremo costretti a cacciarti!"
"Cacciatemi, anzi me ne vado! Non ho di certo bisogno dei vostri clienti per farmi valere, sono una ragazza con le palle, affascinante e di certo non avrei problemi a farmi assumere in qualche altro locale."
"Si calmi, e ne parli con il capo!"
"No!" - la discussione si faceva sempre più alta, e dalla porta uscì una ragazza, infuriata.
Camminava di fretta, sbattendo i piedi, con la schiena un pò incurvata, era alta e bella, la vidi per un attimo come se fosse un angelo, così bella, così forte, così perfetta da non sembrare vera. Aveva dei capelli schiariti, di un colore simile a quello di un diamante che rifletteva la luce del sole. Lineamenti dolci, ma sinuosi e aspri come un limone. Mi fissò con aria scocciata, e in quel momento il mio cuore batteva fortissimo, non so se dalla paura, dall'emozione o dall'attrazzione profonda che costei mi ispirava... in quel momento però mi accorsi che la volevo come musa.
"Questo posto fa schifo, vattene, i gestori sono solo degli imbroglioni, qua si vedono le tette non le caramelle!!!" - mi urlò contro la ragazza.
Io non sapevo cosa dire, ero immobilizzata completamente.
"Allora? Cosa fai ancora qui...? Va bhe io me ne vado..."
Uscii, mi si chiuse completamente lo stomaco e la fissavo andarsene con aria cupa, poi mi avvicinai come in trans e le dissi sussurrando piano con voce dolce e bassa:
"I tuoi occhi sono tristi, perchè continui a scappare?!"
Lei mi fissò.
"Ma che vuoi te, torna a mangiare dolcetti!"-
Poi mi ripresi, era come se quelle parole non le avessi dette io, era come se qualcuno mi avesse detto di dire tali cose...
"Scusa! Non volevo offendere, sei davvero una bella ragazza, potrei sapere cosa è successo? Sai io... mi sono appena trasferita, mi piacerebbe fare amicizia, in quel luogo mi recavo spesso poichè mi metteva davvero tanta gioia ma... è tutto finto vero?"
"Certo! Io sono una spogliarellista di quel locale, hanno un altro locale al piano di sotto, le caramelle sono solo una copertura, non ti sei accorta che gli orari sono un pò bizzarri per un normale negozio di dolciumi?! Comunque ero... sono stufa di farmi usare da quei maschilisti, a me neanche interessano gli uomini, stupidi ed egoisti!!!"
"Non immaginavo tutto questo, comunque io sono Dahlia, piacere!"
"Alba... ora devo andare, non campo d'aria e i soldi mi servono... ho appena perso il lavoro devo affrettarmi a cercarne uno nuovo se voglio restar in vita in questo mondo così ripudiante!"
e se ne andò, senza nemmeno salutare, senza nemmeno voltarsi, aumentando il passo lasciandomi indietro, ma lei aveva toccato qualcosa dentro di me, come se mi avesse incantata, non so perchè ma la stimavo e volevo ritrovarla.